martedì, 20 ottobre 2009

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Ho da poco finito di leggere Papi, ultimo libro di Travaglio incentrato sugli ultimi scandali noti e meno noti riguardanti Silvio Berlusconi.

Non intendo soffermarmi molto sul libro, penso che ognuno ha le sue opinioni in merito e non saranno certo trecento pagine a modificarle. Devo ammettere però che non mi ha entusiasmanto molto. Ho cercato di leggerlo in maniera super partes e l'ho trovato eccessivamente schierato. Non capisco come mai la magistratura è sempre corretta quando dedicide di rinviare a giudizio Berlusconi, ma sbaglia ogni qual volta dedice di non perseguirlo penalmente. Bisogna sempre ricordare che, nel dubbio, è meglio rilasciare un colpevole che condannare un innocente.

L'aspetto che più mi ha colpito però è lo stato in cui è ridotta l'informazione italiana. Ammesso e non concesso che Berlusconi abbia commesso dei reati (non sono io la persona che deve giudicare/condannare) trovo incredibile come tutti i telegiornali abbiano deliberatamente deciso di autocensurarsi ignorando determinate notizie. Non c'entrano le preferenze politiche, è una semplice riflessione di come la pseudo informazione è ridotta.

 

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categoria:libri, travaglio
giovedì, 23 ottobre 2008

Ecco il programma politico di Cosa Nostra. Semplice, elementare, addirittura banale: «amnistia di cinque anni. Indulto di tre. Erano commissione giustizia. Ora dovrebbe farla il nuovo governo.». Nel febbraio 1994 un boss di primissimo piano lo confida punto per punto a un colonnello della Dia, che al termine di ogni colloquio lo annota via via sul suo taccuino di appunti. L'amnistia e l'indulto, gli stessi obiettivi di cui si torna a discutere oggi, con la proposta Biondi-Taormina, già sottoscritta da diversi parlamentari del centrodestra e del centrosinistra per placare la rivolta nelle carceri . sono alla pagina 47 di quel taccuino. Poco prima, a pagina 32, si legge: «Quelli di Forza Italia hanno promesso che in caso di vittoria entro 6 mesi regoleranno ogni cosa a loro favore. Palermitani dietro le stragi. siciliani dietro gli attentati in Italia». Pagina 36: «La Fininvest ha pagato un miliardo di tangenti a Santa Paola (boss della mafia catanese, ndr) dopo l'attentato incendiario che ha subito lo stabilimento Standa a Catania. Rapisarda-Marcello Dell'Utri». Pagina 42: «Prov. (Provenzano, ndr) molto cambiato, parla di pace sintomo di debolezza. Spera in Forza Italia fra sette/5 anni tutto dovrebbe ritornare un po' come prima». Pagina 49: «Andranno contro il partito o i partiti dei magistrati, la gente non ne può più, mancano i lavori delle grandi aziende c'è solo repressione lotta alla mafia e nient'altro in alternativa protesta operaia e manifestazioni destinate a crescere, aspettano nuovo partito o schieramento».

Il boss "gola profonda" si chiama Luigi Ilardo, è nato a Catania nel 1951 ed è il cugino nonché il braccio destro di Giuseppe "Piddu" Madonia, il capomafia di Caltanissetta vicinissimo a Bernardo Provenzano. Lui stesso, Ilardo, si vede e comunica spesso con Provenzano. L'ufficiale che raccoglie le sue rivelazioni è il colonnello dei carabinieri Michele Riccio (in seguito coinvolto in un processo a Genova su presunti blitz antidroga "pilotati" nel Savonese). Le prime confidenze sono dell'ottobre 1993. Pochi mesi dopo le ultime stragi, quelle dell'estate, a Milano, Firenze e Roma. E pochi mesi prima della "discesa in campo" di Silvio Berlusconi. Soprattutto di questo parla Ilardo: della presunta "regia superiore" delle stragi e dei presunti accordi fra Cosa Nostra e uomini di Forza Italia.

Gli appunti del colonnello Riccio (388 pagine), travasati in un raspporto firmato dall'ex numero due del Ros Mauro Obinu, non riceveranno smentite. Ma solo riscontri e condanne per gli uomini di Provenzano (la sentenza del tribunale conferma il "giudizio di affidabilità sull'operato del Riccio e sulla correttezza dello stesso" nella gestione di Ilardo). Ora quelle carte sono state depositate dalla Procura di Palermo nel processo contro Dell'Utri.

Riccio contatta Ilardo nel settembre 1993, nel carcere di Lecce. Il boss ne esce nel gennaio 1994, per motivi di salute, e torna in Sicilia. Ormai fa il doppio gioco. Mancano due mesi alle elezioni del 27 marzo, poi vinte da Berlusconi. E il boss s'incontra segretamente con Riccio, svelandogli in presa diretta la campagna elettorale di Cosa Nostra. Dopo le stragi e la cattura di Riina rivela: «Provenzano, Pietro Aglieri e le altre famiglie palermitane di erano schierati contro Bagarella, colpevole di seguire ciecamente la politica sanguinaria di Riina. che aveva inasprito la reazione dello Stato e condotto allo sbando Cosa nostra e al fenomeno del pentitismo. Bagarella era isolato. Provenzano, nascosto a Bagheria, aveva fatto sapere alle 'famiglie' siciliane di stare tranquille e di non esporsi ad attività criminali avventurose, ma di aspettare tempi migliori, forieri di un contesto politico stabile e più garantista nei confronti della criminalità organizzata».

Ilardo racconta al colonnello anche come Cosa Nostra decise di votare nel 1994. «In Caltanissetta, i 'palermitani' avevano indetto una riunione», in cui si era deciso che «tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare Forza Italia». Come mai? «I vertici avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello nell'entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie 'famiglie' mafiose, nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici quali appalti, finanziamenti statali...».

Chi è l' uomo «dell'entourage di Berlusconi»? La risposta è in un verbale firmato da Riccio il 21 dicembre 1998 davanti ai pm di Firenze che indagano sui mandanti occulti delle stragi: «Nel marzo-aprile 1994 ho detto a Ilardo: per caso l'uomo dell'entourage è Dell'Utri? Lui mi ha fatto la battuta, guardandomi: "Lei le cose le capisce! Poi ne riparleremo. Vedrà quanti ne passeremo".». Le stragi dovevano servire «per mettere sotto i politici», che «facevano promesse su promesse» a Bagarella.

Il 27 marzo 1994 Berlusconi vince le elezioni e diventa presidente del Consiglio. Ilardo spiega a Riccio che «molta della credibilità del Provenzano all'interno di Cosa Nostra sarebbe dipesa da quanto sarebbe riuscito a ottenere a seguito delle promesse ricevute dagli appartenenti al nuovo apparato politico che aveva vinto le elezioni in cambio dei voti». Dopo il 27 marzo tutto cambia. Racconta Riccio: «Ilardo mi ha detto: non dobbiamo fare più attentati eclatanti. Gli imprenditori ci aiuteranno, nel tempo, con l'abolizione di determinati articoli (del codice, ndr). "Quando noi saremo al potere - ha detto il referente - entro sei mesi manterremo fede a quelle proposte"». Il nuovo governo non farà in tempo a fare nulla: durerà meno di 7 mesi.

Intanto Ilardo svela il nascondiglio di una decina di superlatitanti e li fa arrestare. Il 31 ottobre 1995 avverte Riccio che sta per incontrare Bernardo Provenzano in persona, in un casolare a Mezzojuso. Riccio, appena passato al Ros, chiede ai superiori i mezzi necessari per il blitz. La risposta è fredda, interlocutoria: non intervenire, ma limitarsi a "osservare" anche perché Ilardo non vuole portare addosso microspie e non è sicuro chi incontrerà. Su questo episodio la versione di Riccio si differenzia da quella degli uomini del Ros ed esiste una indagine del pm palermitano Antonino Di Matteo.

Nel marzo 1996, alla vigilia delle elezioni politiche (quelle poi vinte da Prodi), Ilardo rompe gli indugi e accetta di diventare un collaboratore di giustizia. Confesserà tutti i suoi crimini ed entrerà con la famiglia nel programma di protezione. Il 2 maggio lo conferma in un incontro nella caserma del Ros a Roma, dove il generale Mori lo presenta ai procuratori Caselli, Principato e Tinebra. Questi fissano il primo interrogatorio formale per il 15 maggio. Ilardo torna in Sicilia per mettere a punto gli ultimi dettagli. Avverte i famigliari. Consegna a Riccio i "pizzini" (bigliettini) del suo carteggio con Provenzano. I due si vedono ancora il 10 maggio, all'aeroporto di Catania. Poche ore dopo, alle 21.30, Ilardo viene assassinato da due killer davanti a casa sua.

Quello che avrebbe potuto diventare un altro Buscetta non parlerà più. Una fuga di notizie, quasi certamente di provenienza "istituzionale", ha avvertito Cosa Nostra del pericolo incombente. Solo Riccio può ridargli la voce. Cosa che fa attraverso i suoi appunti tutti scritti con inchiostro verde e le testimonianze. Senonchè, nel marzo 2001, viene convocato nello studio del suo avvocato, Carlo Taormina, per una riunione con Dell'Utri e il tenente Carmelo Canale, entrambi imputati per concorso esterno in mafia. Riccio denuncia subito il fatto alla Procura di Palermo: «Si è parlato di dare una mano a Dell'Utri. Io avrei dovuto dire che l'Ilardo non mi ha mai parlato di Dell'Utri come uomo di mafia, vicino a Cosa Nostra». In più Riccio deve dimenticarsi la mancata cattura di Provenzano. In cambio gli viene promesso un aiuto per rientrare nell'Arma e per ottenere "la rimessione del mio processo". «In quell'occasione, come in altre, presso lo studio dell'avv. Taormina era presente anche l'onorevole Previti». Taormina ammette il colloquio ma nega quelle pressanti richieste al cliente. In ogni caso, Riccio cambia avvocato.

Riccio e e il suo ex difensore Taormina si rivedranno presto, a Palermo, per testimoniare al processo Dell'Utri.

Questo è il famoso articolo per il quale è stato condannato in primo grado Marco Travaglio. Tutti i suoi detrattori si aspettavano delle grandi risposte, imprecisate accuse al potere. Invece Travaglio si è semplicemente limitato a ricordare che la sentenza è di primo grado e che risponderà in tribunale, perchè i processi si fanno nelle aule e non in televisione.

Il mio parere è molto semplice: non capisco come mai il TG1 abbia dato questa notizia in prima serata e, negli ultimi anni, si sia sempre dimenticato di citare quando i politici o i giornalisti "amici" venivano condannati in via definitiva? Per quel che riguarda l'articolo invece non sono d'accordo con la sentenza per un motivo: Previti (non proprio uno stinco di santo) era presente a quella riunione. Travaglio non ha detto altro. Non ha pecisato che non c'entrava nulla, ma non ha scritto che era parte attiva dei discorsi. In parole povere, non ha detto il falso.

Quando facevo le medie mi hanno insegnato che per un giornalista la vera meta da raggiungere deve esser l'obiettività. Per citare Verga non si deve vedere la mano del poeta. Questo articolo è comparso sul Giornale.

Una piccola nota di margine: l'Indulto, al quale non potrebbe comunue aderire Travaglio (nonostante le accuse de Il Giornale), è stato votato da Forza Italia, il partito della sicurezza, per non fare andare in carcere Previti.

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categoria:travaglio
martedì, 30 settembre 2008

Ieri sera sono stato al Teatro Nuovo di Torino per assistere alla presentazione de Il Bavaglio. Rispetto alla presentazione di due settimane fa oltre a Marco Travaglio c'erano anche Peter Gomez (anche lui autore del libro), Antonio Padellaro (ex direttore de L'Unità) e Antonio Ingroia che penso non abbia bisogno di presentazioni. Si è cercato di analizzare la situazione attuale, dal regime berlusconiano al servilismo dell'opposizione, in particolare Ingroia ha evidenziato le evidenti similitudini tra i disegni di legge proposti e le richieste di Cosa Nostra nel famoso papello di Totò Riina.

Ritengo che partecipare a questi incontri sia davvero istruttivo perchè, con estrema chiarezza, si viene a conoscenza dei tanti fatti che le televisioni ed i giornali dimenticano di trattare o assumono prese di posizione spudorate (ad esempio una prima pagina de Il Giornale intitolava Siamo tutti intercettati).

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categoria:travaglio
martedì, 16 settembre 2008

Dopo un'intensa giornata universitaria ieri pomeriggio mi sono recato alla Feltrinelli per assistere ad un incontro con Marco Travaglio, intento a presentare Bavaglio.

Ha descritto il libro, perciò ero già a conoscenza del discorso che avrebbe impostato. Mi ha fatto molto piacere parteciparvi, si è dimostrato molto paziente e disponibile e, con estrema chiarezza e precisione, ha sbugiardato le tante menzogne giunte alle nostre orecchie negli ultimi mesi.

Spero di riuscire ad assistere presto ad un altro incontro perchè, la sua pungente ironia, oltre ai forti concetti espressi, rende questi appuntamenti interessanti e costruttivi.

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categoria:travaglio
venerdì, 05 settembre 2008

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Nell'ultimo mesetto ho letto con molta attenzione Bavaglio, l'ultimo lavoro del trio Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo. Il libro riguarda le prime tre leggi vergogna del Governo Berlusconi (la blocca-processi, le intercettazioni e l'immunità per le alte cariche dello Stato) e spiega con estrema chiarezza gli evidenti interessi personali che stanno dietro ogni decreto del Biscione.

Il libro è molto ben fatto anche dal punto di vista giornalistico: difatti di ogni intervento è citata la fonte, lasciando pochi spazi agli ormai classici e faziosi dubbi da parte di chi, con incredibile maestria, tenta di screditare un lavoro da veri professionisti. E' di facile lettura e, nonostante i tanti termini giuridici di uso non comune, non è mai prolisso.

Ideale per chi è stufo delle tante omissioni e bugie che vengono dai Media.

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categoria:libri, travaglio
martedì, 08 luglio 2008

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Finalmente ho finito di legger l'ultimo libro di Marco Travaglio, Se li conosci li eviti. Un libro che, se letto senza pregiudizi, riesce a farti aprire gli occhi sull'atteggiamente della politica italiana, di tutta la politica italiana. Non ci sono fazioni, viene attaccata la destra come la sinistra e, nel breve elenco di persone da salvare, sono inseriti deputati anche dell'allora Forza Italia. Il tutto fatto con la pungente ironia che lo contraddistingue e con un perfetto stile giornalistico: vengono citate le varie fonti e spiegati i motivi per cui, tante volte, molti processi non si sono conclusi con una condanna (che non sempre corrisponde all'innocenza).

Assolutamente da leggere, perchè quel che esce da quella magica scatola colorata, troppe volte, non corrisponde a verità.

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categoria:libri, travaglio
venerdì, 16 maggio 2008

I personaggi politici italiani sono molto più evoluti rispetto al resto del mondo.

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categoria:per non dimenticare, travaglio, v2 day
lunedì, 12 maggio 2008
La RAI, per la seconda volta nel giro di una settimana, china la testa a discapito dei padroni. Dopo aver preso le distanze da Annozero, accusata di aver dedicato una puntata a Grillo, la pseudo televisione di Stato ha duramente criticato le dichiarazioni di Marco Travaglio sulle amicizie tra Schifani e la mafia (fatti di cronaca, non chiaccherate da bar). Sono subito partite le classiche ed ovvie scuse e dichiarazioni di servilismo, col culmine di un servizio da leccapiedi del Tg1. Se non sbaglio però nessuno ha fatto notare che le parole di Travaglio sono citate in decine e decine di libri dei quali nessuno è stato ritirato dal mercato. Forse il problema non è ciò che viene detto, ma in quale media viene esposto.
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categoria:travaglio
martedì, 29 aprile 2008

Ci sono situazioni in cui il silenzio è molto più rumoroso di un esplosione. Perchè quando i media tentano di nascondere che 120.000 persone han partecipato ad una manifestazione, che in tre giorni sono state raccolte 1.300.000 firme, la gente ha due scelte: decide, per l'ennesima volta di abbassare la testa e credere ancora alla scatolo colorata, oppure si rende conto che la libera informazione in italia non esiste e prova a reagire. Nessun telegiornale ha dato risalto al V2 Day, i giornali han tentato di denigrarlo dimostrando, ancora una volta il loro lato da voltagabbana (l'Unità del 26 Aprile 2008 e l'Unità del 2 Maggio 2007).

 



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categoria:grillo, travaglio, v2 day